I GIUSTI

 

I Giusti sono delle persone normali che posti di fronte all’ingiustizia reagiscono sapendo opporsi anche a rischio della propria vita. Sono i non ebrei che durante la Shoah salvarono la vita di almeno un ebreo senza trarne alcun vantaggio personale. La loro esistenza stessa dimostra che anche nelle situazioni peggiori, in cui l’assassinio era diventato legge di stato e il genocidio parte di un progetto politico, è comunque sempre possibile per tutti gli esseri umani fare delle scelte alternative.

 

GIORGIO PERLASCA

Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910. Dopo qualche mese, per motivi di lavoro del padre Carlo, la famiglia si trasferisce a Maserà in provincia di Padova.

Negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo, in particolar modo alla versione dannunziana e nazionalista.

Parte come volontario prima per l’Africa Orientale e poi per la Spagna.Tornato in Italia al termine della guerra civile spagnola, entra in crisi il suo rapporto con il fascismo e abbandona il partito senza però diventare antifascista.

A Budapest 5200 ebrei vennero salvati da lui che, fingendosi il console di Spagna, fornì loro i visti di espatrio.

Dopo l’entrata in Budapest dell’Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, e dopo un lungo e avventuroso viaggio per i Balcani e la Turchia rientra finalmente in Italia.

Da eroe solitario diventa un “uomo qualunque”: conduce una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidarietà.

Giorgio Perlasca è morto il 15 agosto del 1992. È sepolto nel cimitero di Maserà  a pochi chilometri da Padova. Ha voluto essere sepolto nella terra con al fianco delle date un’unica frase: “Giusto tra le Nazioni”, in ebraico.

 

OSKAR SCHINDLER

 

 

Oskar Schindler (1908-1974) nacque a Svitavy (Zwittau), in Moravia.Durante la Seconda Guerra Mondiale, Schindler salvò quasi 1.200 Ebrei dalla deportazione ad Auschwitz.

Dopo l’invasione della Polonia, Schindler si trasferì a Cracovia. Schindler utilizzò solo per Emalia lavoratori forzati ebrei provenienti dal ghetto di Cracovia. Durante la liquidazione del ghetto, nel marzo del 1943, Schindler permise ai suoi operai di restare all’interno della sua fabbrica durante la notte, fornendo loro un riparo relativamente sicuro. Intervenne più volte in difesa dei prigionieri del campo di Plaszow utilizzando le sue abilità diplomatiche. La protezione offerta da Schindler a quegli operai, insieme ad alcune delle sue attività commerciali, indussero le autorità tedesche a sospettarlo di corruzione e di dare aiuto non autorizzato agli Ebrei. Le SS e la polizia lo arrestarono tre volte, ma non furono mai in grado di provare le accuse. Nell’ottobre del 1944, Schindler ottenne l’autorizzazione di spostare gli impianti a Brünnlitz (Brnenec), in Moravia. Uno dei suoi assistenti stilò diverse versioni di una lista di circa 1.200 Ebrei da indicare come fondamentali per la nuova fabbrica. Questo elenco sarebbe poi diventato famoso come “La Lista di Schindler”. Nel 1949 Schindler e sua moglie emigrarono in Argentina.

Nel 1962, Yad Vashem, l’Ente Nazionale Israeliano per la Memoria sull’Olocausto, riconobbe Oskar Schindler Giusto tra le Nazioni per la sua opera di salvataggio degli Ebrei durante la guerra. Nell’ottobre del 1974, Schindler morì in Germania, povero e quasi del tutto dimenticato.

Articolo di: Valentina Billante, Irene Cassinelli e Alessia Sirianni