Il suo nome completo era Rosa Luise Parks ed è nata a Tuskegee il 4 febbraio 1913. E’ stata un’attivista statunitense e simbolo del movimento per i diritti civili.

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Nato a Meolo il 27 marzo 1921, Giacomo Buranello,  fu un partigiano italiano. Di famigliagiaocomo_buranello di umili origini, fu seguito negli studi dalla madre che si appassionò con lui alle letture riguardanti il Risorgimento italiano. Si iscrisse al P.C.I. e fu poi studente del Liceo scientifico Gian Domenico Cassini di Genova. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, assunse il comando dei GAP genovesi. Nel dicembre del 1943 uccise nell’attuale Galleria Garibaldi una spia dell’OVRA che stava per farlo catturare e che già un anno prima l’aveva fatto arrestare proprio assieme a Walter Fillak. Il 13 gennaio 1944 una squadra GAP, di cui faceva parte anche Buranello, uccise in via XX settembre un ufficiale tedesco e ne ferì un secondo. Quest’ultima uccisione provocò la reazione tedesca che obbligò le autorità italiane a convocare il Tribunale speciale e a condannare a morte otto antifascisti detenuti in carcere. Ormai noto alle forze dell’ordine, su direttiva del Partito comunista, si rifugiò in montagna. Ma a Genova si stavano preparando gli scioperi di marzo, cosicché il comandante partigiano fu rimandato in città per dare supporto armato agli scioperanti. Mentre si trovava nel bar Delucchi s’imbatté in un controllo di polizia. Tre agenti di polizia gli si avvicinarono chiedendogli di mostrare i documenti ma Buranello, utilizzando la pistola che portava con sé, da sotto l’impermeabile aprì il fuoco contro i tre poliziotti, uccidendo sul colpo il vicebrigadiere Armando Graziano e ferendo gravemente il maresciallo Cosimo Gravina. Buranello si lanciò fuori del locale inseguito dal terzo agente, ma la fuga gli fu preclusa per l’intervento di un ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana Stradale, che passando di lì per caso ed intuita la situazione, inseguì Buranello con la macchina tagliandogli la strada. Portato in questura, fu processato e condannato a morte. Ventiquattr’ore ore dopo fu giustiziato davanti al plotone di esecuzione al forte di San Giuliano. Secondo alcune fonti il partigiano sarebbe stato torturato affinché fornisse i nomi dei compagni. Dopo la liberazione, il 1º maggio 1945, il maresciallo Cosimo Gravina, che era stato gravemente ferito nella fase dell’arresto, fu sequestrato nella sua abitazione dalla polizia partigiana e fatto sparire.

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